Il primo post non si scorda mai

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… o almeno così dicono.
Questo nostro spazio nasce da una serie di esigenze, sia personali che professionali.
Siamo 4, siamo amiche, siamo progettiste. Di “cosa”, stiamo ancora cercando di capirlo, ma ci sentiamo sicure che questa definizione ci rispecchi per intero.
Ci siamo conosciute all’università, un posto che abbiamo amato e odiato, com’è successo a tutti, ma è un posto a cui, in un certo senso, siamo grate perché ha favorito il nostro incontro.
Abbiamo una formazione da interior, ma la vita si sa com’è… prende delle pieghe che non ti aspetti. Perciò dopo la laurea abbiamo cominciato ad accarezzare temi diversi che non necessariamente trovano nel design degli interni una corrispondenza specifica. Anzi, ad essere sincere, alle volte lo negano.

Siamo curiose. Instancabilmente curiose.
Questo ci tiene unite, nonostante ci troviamo in luoghi d’Europa diversi e ci dedichiamo ad attività differenti.
La curiosità ci ha portate ad esplorare territori nuovi (e l’assonanza con la parola “terra” non è casuale, scoprirete perché!) e a chiederci come poter condividere le nostre rispettive esperienze in un unico contenitore che ci rispecchiasse e ci accogliesse… e che accogliesse chi ha voglia di leggerci.
Per settimane ci siamo interrogate su quale potesse essere il nome giusto, la frase perfetta per tutte noi. Non è stato facile, ma dopo numerose email è venuto quasi spontaneo.

MAQUALEDESIGN.

Tutto attaccato. E il più delle volte anche con un punto di domanda finale, che non guasta.

La domanda è un motore, se ci pensate. Innesca meccanismi, mette in discussione, ti fa voltare lo sguardo qualche passo indietro, genera un discorso, un confronto, un racconto.
Noi di domande ce ne facciamo tutti i giorni quando veniamo bombardate da informazioni. Molte interessanti, alcune utili, parecchie sovrabbondanti, un buon numero illeggibili e così via. E tutte, troppo spesso, associate a questa parola che risuona con una frequenza eccessiva: DESIGN.

L’avete sentito anche voi un brivido di terrore, vero?
Ecco. Immaginate quello stesso terrore, ma avvertito quotidianamente, in tutti quei momenti in cui ci è toccato spiegare ad amici e conoscenti che i nostri esami di scienze delle costruzioni e di storia dell’architettura ci hanno formato per svolgere compiti molto più complessi dell’abbinare le tende con i cuscini dei salotti. Il brivido si è fatto ancora più forte quando ci è toccato spiegarlo durante alcuni colloqui di lavoro che sì, siamo assolutamente in grado di fare delle sezioni in autocad, così come sappiamo trattare con i fornitori, così come abbiamo una forte attitudine metaprogettuale (“metacosascusa?”).
Gli ultimi brividi sono arrivati puntuali ad Aprile, quando ci siamo accorte che la selezione di cose da vedere durante la famosa “DESAINUIC”, si è incredibilmente ridotta nel corso degli anni.
Abbiamo sviluppato uno spirito critico ed è anche di questo che vogliamo parlare.

Ci interessano le persone.
Ci interessa quello che fanno, dove, come e perché lo fanno. Come si rapportano con le cose del quotidiano.
E ci interessano i progetti. Non necessariamente quelli del costruito materiale, anzi, forse ci piacciono molto di più quelli effimeri, quelli che non vedi nello spazio, ma che percepisci sulla pelle, perché sono in grado di farti sentire a tuo agio in un sistema.

E’ una dichiarazione di intenti bella e buona questa.
Proviamo a partire. La lunghezza del viaggio e le strade da percorrere le decideremo giorno per giorno.
Intanto, ben venuti a bordo.

D.

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