MAQUALECREDIBILITA’ per il Designer?

Ci segnalano che il sito di una delle più importanti università italiane di progetto sponsorizza i test d’ingresso al primo anno di laurea in architettura e in design
Lo fa con due immagini:
artchdesLa domanda sorge spontanea: maqualecredibilità può avere un designer se il suo ruolo viene veicolato in questo superficialissimo modo dalla stessa scuola che ha visto nascere le discipline del progetto? Per quale motivo la figura del designer è ricondotta a un set fotografico, per altro scarno, in cui una figura femminile osserva passivamente il vuoto?
Certo, la scuola in questione non ha di sicuro un problema di iscrizioni ai corsi di design, il che significa che i giovanissimi, seppur molto confusi, in qualche modo ripongono delle aspettative in un futuro nel mondo del progetto e questo ci rincuora. Maqualefatica facciamo a far capire cosa siamo, cosa facciamo e soprattutto cosa possiamo ancora fare… Saranno la trasversalità delle nostre competenze e l’elasticità del nostro pensiero che rendono la nostra figura indispensabile in un team a “spaventare” i cugini architetti?

D.

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2 commenti
  1. Luisa ha detto:

    Queste due immagini sono tratte da laboratori del Politecnico di Milano. In particolare la prima foto si riferisce a una persona al lavoro nel laboratorio di Modellistica architettonica, il secondo è un set fotografico allestito nel LAB Foto del Dipartimento di Design: ad essere rappresentate sono attività reali di studenti in laboratori dell’Ateneo.

    • Gentile Luisa, grazie per il contributo, ci fa piacere che si possa tessere un discorso a riguardo. Conosciamo bene la realtà politecnica, da cui proveniamo e in cui siamo ancora inserite (tanto è vero che tra le tag dell’articolo è esplicitato). La nostra critica è molto più vicina a una presa di coscienza, che non un commento sterile e fine a sè stesso. Volevamo mettere in evidenza che le due uniche immagini utilizzate per raccontare queste realtà non sono in grado di rappresentare a pieno le sfaccettature della figura del designer che, a differenza di quella dell’architetto, fatica a trovare un suo effettivo riconoscimento nell’ambito professionale (e non è un caso che non esista un Ordine). Diciamo che questa scelta di immagine, a nostro parere superficiale, contribuisce a dare un’idea incompleta e confusa del nostro ruolo, soprattutto a fronte delle numerosissime e diversificate offerte della scuola del design.

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