La scoperta

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Capita di cercare di comprendere i motivi che ti muovono ad agire in certi modi, di valutare le situazioni che si creano, di considerare le dinamiche che nascono all’interno delle persone coinvolte durante le diverse fasi della realizzazione di un lavoro.

Queste riflessioni fanno nascere diversi sentimenti e sensazioni, pensieri a catena che crescono in modo esponenziale senza apparente controllo dentro di noi.

Questa storia nasce da uno di questi momenti ed è uno dei milioni di punti di vista che si possono avere riguardo al lavoro inteso come collaborazione tra persone, il punto di vista che ho scelto di avere.

Non c’è altro da aggiungere, godetevi la storia di scoperta speciale.

C’era una volta un’inventrice che amava quello che faceva più di ogni altra cosa al mondo.

Passava intere giornate nel suo piccolo studio a calcolare, provare, verificare, sperimentare.

Numeri, formule, lettere erano ovunque: su fogli, sui muri, sui tavoli, passaggi di continuità tra quello che pensava e l’ambiente in cui viveva, spesso non sapeva se quello che la circondava era reale o solo una visualizzazione della sua mente. Forse non c’era distinzione, forse erano lo stesso spazio.

Un giorno scoprì qualcosa di così speciale, ma così speciale che pensò che questa scoperta dovesse essere presentata al mondo, per forza e a tutti i costi.

L’inventrice era bravissima con numeri, formule, lettere ma non tutto il mondo era come lei. Pensò che doveva rendere visibile agli occhi di chiunque la sua scoperta, perchè tutto il mondo potesse goderne, capirne l’utilità e lasciarsi incantare dalla meraviglia di questi numeri,formule,lettere.

C’era una volta un’artigiana che amava quello che faceva più di ogni altra cosa al mondo.

Adorava lavorare con le sue mani, ogni giorno creava qualcosa di nuovo. Il suo piccolo laboratorio era una caverna feconda dalla quale uscivano manufatti unici.

Sapeva come dare forma alle idee e lo faceva con le sue mani. Conosceva così bene l’arte che praticava e l’uso degli strumenti che i suoi pensieri e le sue mani si muovevano alla stessa velocità, azione e riflessione erano la stessa cosa. Rendeva visibili i pensieri.

L’inventrice mise nelle mani dell’artigiana la sua scoperta. Le spiegò la magia, le raccontò la forza che questi numeri, formule, lettere da lei scoperti avevano e l’importanza di renderli qualcosa di concreto. L’artigiana ascoltò: dall’intensità dello sguardo dell’inventrice, dal modo in cui lei gesticolava per spiegarle al meglio l’importanza celata da quella sequenza matematica lesse la magia, la capì, la pensò e trasformò numeri, formule e lettere in un oggetto unico attraverso le sue mani.

C’era una volta una poetessa che amava quello che faceva più di ogni altra cosa al mondo.

Scriveva, sempre ed ovunque. Pensava che ogni forma di comunicazione fosse un’arte. Utilizzava tutto ciò che la ispirava e trovava ispirazione in ogni angolo di mondo che guardava. Traduceva questa ispirazione in parole, la trasformava in versi di poesie che sapevano parlare con semplicità di emozioni così intense e così diverse che erano capaci di abbracciarti e colpirti allo stesso tempo.

Con le sue poesie il mondo che vediamo vibrava, ogni cosa catturata dall’occhio poteva diventare emozione.

La scoperta era passata dalla mente dell’inventrice alle mani dell’artigiana. Mancava solo un cuore. L’artigiana parlò all’inventrice della poetessa.

L’inventrice andò con sua sua scoperta, ora concreta e visibile, dalla poetessa.

La poetessa non ebbe bisogno di spiegazioni dall’inventrice per capire la magia della scoperta, le bastò guardare il manufatto, lesso dentro ad esso la passione dell’artigiana e la dedizione dell’inventrice. Fu così che diede voce al manufatto attraverso la poesia. La scoperta ora non solo era visibile ma sapeva anche parlare una sua lingua, così chiara e diretta e così intensa e coinvolgente. La scoperta era stata tradotta in oggetto e l’oggetto era stato tradotto in emozione.

Questo per dire che il nostro lavoro è spesso legato all’abilità di altri, spesso noi siamo brave inventrici o brave artigiane o brave poetesse, raramente siamo allo stesso tempo  tutte e tre le cose.

Affidandoci al lavoro di altri abbiamo il dovere di ricordarci che tutti i passaggi sono fondamentali e indispensabili perchè le “scoperte” abbiano forma e voce.

Facciamo male, quando ogni tanto, ce ne dimentichiamo.

S.

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2 commenti
  1. sanni ha detto:

    ma sarà un caso che sono tutte donne?

    • certo che no! la figura della donna è assolutamente centrale nel mondo del progetto, non credi anche tu Sanni?

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