Dialogando nel buio

DIALOGO

Ne abbiamo sentito parlare la prima volta nell’inverno del 2008, quando Nicola Marras (architetto, docente ed ex collaboratore di A. Castiglioni) ci raccontò durante una lezione la sua esperienza sul tema della progettazione dedicata ai sensi. Da allora è passato un sacco di tempo…e siccome l’Istituto dei Ciechi è sempre lì in via Vivaio 7, abbiamo rimandato parecchio, ripromettendoci ogni volta che ci saremmo andate. Per fortuna stavolta l’abbiamo presa di punta e ieri pomeriggio ci siamo prese il tempo di vivere quest’esperienza che, assicuriamo, è da provare: DIALOGO NEL BUIO (click sul link per saperne di più).
In questo post non vogliamo descrivere il percorso, rischieremmo di rovinare la sorpresa, bensì cercheremo di trasmettere quello che abbiamo provato e daremo qualche piccolo consiglio pratico, ad esempio…
1# PRENOTARE CON UN CERTO ANTICIPO
Il percorso si svolge secondo orari prestabiliti e in gruppi da 8 persone massimo, perciò le prenotazioni sono cadenzate e il calendario sempre pieno;
2# PRENDERSI DEL TEMPO
L’intero percorso dura circa 1 h e 30 min, vale la pena viverli senza ansia e senza la fretta di voler subito uscire, approfittando magari anche dell’aperitivo al buio;
3# LA COMPAGNIA
E’ bello andarci in gruppo, ma altrettanto affascinante andarci da soli (e più avanti spiegheremo perchè);
4# NO PANIC!
Se soffrite di claustrofobia o di ansie legate al buio, ahivoi, non è esattamente il posto giusto…

Se vi ritrovate in almeno 3 di questi punti, allora il mood è quello giusto e non resta altro che cominciare la visita.
Abbiamo avvertito una certa ansia all’inizio, un’emozione insolita che forse è difficile ad associare ad altre conosciute: ansia mista a curiosità, ma una curiosità non eccessiva perchè non c’è niente di più bello che lasciarsi andare e sorprendersi dell’inaspettato (tant’è vero che abbiamo preferito non consultare amici o recensioni prima di ieri). L’accoglienza è quella giusta, le guide riescono a creare delle condizioni confortevoli, mettendo a proprio agio i partecipanti soprattutto in gruppi in cui non ci si conosce. Nel nostro caso ci siamo trovati lì con altri tre amici e tre estranei… Non è semplice spiegare il senso di condivisione che si instaura in questi momenti, è una sorta di mutuo aiuto basato sull’infondersi forza a vicenda. Ad un certo punto del percorso la nostra guida Annalisa ci ha chiesto di compiere una particolare azione in gruppo, disponendoci in una  specifica posizione rispetto alla parete che tastavamo alle nostre spalle e grazie ad una sola frase ha riassunto il senso dell’intera esperienza “Fino ad ora vi siete fidati di voi stessi, delle vostre percezioni e dei vostri organi. Adesso dovete fidarvi l’uno dell’altro.”
E’ stato un bel momento, soprattutto perchè lì con noi, nel buio più totale, c’erano altre tre persone nuove con cui c’era stata solo una brevissima presentazione all’ingresso, nella penombra. Non è semplice fidarsi degli altri, riconoscerne la presenza e la capacità di fare per noi, al nostro posto. Eppure ci sono delle situazioni in cui non se ne può fare a meno: puoi solo abbandonarti ad un respiro profondo e confermare il tacito accordo del fare-lasciar fare, infondendo a tua volta sicurezza a chi ti sta affidando la propria mano.

Sono molte le cose che ci perdiamo via ogni giorno, che lasciamo scivolare velocemente perchè quotidiane, routinarie, scontate. Ci lasciamo distrarre da segni e segnali non sempre prioritari e immagazziniamo informazioni così rapidamente da non riuscire a incasellarle nel cervello in modo giusto. Non è un’esagerazione e basta provare a chiudere gli occhi tentando di riconoscere i suoni, gli odori e gli oggetti senza osservarli con il senso della vista. E allora ogni singola cosa assume un valore diverso, molto più personale, perchè rispondente ad un’interpretazione soggettiva che non subisce “vizi” esterni e non si lascia influenzare dal bello/brutto. Ricostruiamo, con gli altri 4 sensi, il nostro personale archivio interno. E questa, ne siamo sicure, è un’emozione non da poco.

Grazie infinite a Zeynep, Ilaria, Emilio, Vasco, Marilena, Annalisa e Filippa.

D.

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