Ricominciamo da tre

imgTre sono gli strati della pelle del corpo umano: il primo quello più esterno è detto epidermide, il secondo derma e il terzo ciò che sta sotto al derma, ipoderma.
Tre sono gli strati di intonaco di una casa, cioè la pelle di un edificio: il primo a contatto con la parete e supporto per gli altri, il rinzaffo, il secondo intermezzo, l’arriccio, e il terzo la finitura che è quello che vediamo.
Tre sono le pelli che abbiamo: la prima, quella che ci ha dato la natura e copre il nostro corpo, la seconda i vestiti che indossiamo, la terza gli spazi dentro i quali abitiamo.

Andiamo con ordine.

La pelle umana è a tutti gli effetti un organo del nostro corpo, non è semplicemente un tessuto protettivo che lo ricopre. La nostra pelle respira e traspira, cambia e si rigenera continuamente, mantiene costanti le temperature interne e si occupa anche dell’eliminazione di sostanze tossiche per l’organismo.
Le funzioni svolte dalla nostra pelle non sono accessorie ma fondamentali per la nostra vita, esattamente come quelle di qualunque organo: non potremmo respirare senza la nostra pelle, non saremmo in grado di reagire adeguatamente agli sbalzi termici senza di essa, etc.
Oltre a tutto questo la pelle è anche margine, la linea di confine tra ciò che è interno e ciò che è esterno a noi, è il punto di contatto tra due mondi.
La nostra pelle ci dà indicazioni chiare su come la natura ha pensato ai confini tra mondi distinti.

Confini definiti e protettivi che consentono a ciò che è all’interno di stare “al sicuro” e al contempo permettono però anche interazione; sono limiti vivi e permeabili, mutevoli nel tempo.
Riflessioni e approfondimenti sulla natura della nostra pelle ci inducono a pensare quali sono le altre pelli che indossiamo e progettiamo e soprattutto come sono.
La natura tramite il corpo cerca di farci vedere come una pelle e quindi una separazione possa essere efficace anche e soprattutto perchè non esclude le realtà che separa ma anzi le mette in relazione.

Progettare una “pelle” significa andare oltre all’estetica di come apparire, oltre al semplice funzionalismo delle parti.
Progettare una “pelle” significa comprendere il funzionamento e le caratteristiche di due spazi, assecondarne le relazioni, rispettando le necessità di entrambi, fornendo occasioni di scambio.
Progettare una “pelle” significa creare un equilibrio vivo e dinamico, mutevole e stabile allo stesso tempo.

Osserviamo quello che la natura ci mostra per imparare come separare senza dividere.
Che ci si occupi di vestire un corpo o un edificio i punti (o gli spunti) di partenza sono gli stessi.
La nostra pelle è il nostro modulo base sopra cui costruire gli altri.

E allora via, pronti a progettare… una, due, tre pelli!

 S.

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