Memory Palace: la memoria collettiva nella Londra del futuro

memorypalaceIf you could keep only one memory, what would it be?
E’ il quesito con cui si apre una delle mostre più interessanti che abbiamo visto ultimamente: Memory Palace al Victoria and Albert Museum di Londra. E’ realizzata e promossa da Sky Arts Ignition, un’iniziativa di Sky che ha l’obiettivo di finanziare artisti / fondazioni d’arte in giro per il mondo. Anzi, è utile fare un giro su questa pagina qui e leggere le condizioni dell’ultimo bando, il terzo, rivolto in particolare agli artisti Irlandesi, per rendersi conto che partecipare non è poi così difficile. 

La mostra si basa sulla storia di Hari Kunzru che ha immaginato la città di Londra fra oltre cento anno, avvolta nelle tenebre dopo una tempesta magnetica che ha distrutto molto di quello che la civiltà aveva costruito. Il protagonista è prigioniero, colpevole di aver tentato di riportare in vita “l’arte della memoria”: utilizzando la sua cella come luogo dei ricordi, scava a fondo nelle verità del passato raccontando cosa è avvenuto prima della tempesta e cosa è stato portato via, cosa invece è rimasto: segni, parole, azioni che risultano difficilmente decifrabili senza un contesto di fondo che le collochi in una direzione.
Il racconto è scandito da 20 illustrazioni, diverse per autore, taglio, tecnica e tipologia (e fa sempre piacere trovare Francesco Franchi, unico italiano presente). Ne consegue una scansione precisa ma molto discontinua, per questo mai noiosa. Ad ognuno è stato chiesto di interpretare in modo personale una parte del racconto e il risultato è a tratti sorprendente, a tratti enigmatico: ci si sforza così tanto di calarsi nella parte, di comprendere cosa stia accadendo e quale sarà la sorte che toccherà al protagonista, che ci si ritrova immersi in un’esperienza piena di domande. Fra i lavori che abbiamo apprezzato di più c’è quello di Luke Pearson, giovane illustratore e fumettista che ha raccontato l’incontro tra il protagonista prigioniero e i suoi aguzzini: scorrendo attentamente i singoli e piccoli frame lungo il grande pannello sembra quasi di sentire il rumore dei passi per le scale e lo scrosciare dell’acqua che diventa l’nsima tortura da subire. Tra l’altro l’autore stesso fa una descrizione approfondita del suo intervento specificando cosa avrebbe voluto fare di diverso e perchè.

La mostra termina il 20 di Ottobre. Mancano pochi giorni non solo per visitare il V&A che è sempre un piacere, magari fermandosi nei meravigliosi spazi della caffetteria, quanto per lasciarsi prendere da questo racconto e lasciare un segno del vostro passaggio al termine della mostra. Noi lo abbiamo fatto e siamo qui…dentro il cerchio colorato: alla memoria del futuro.

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In copertina: Oded Ezer – Photoshop: A ritual conducted before going out into the world, in which the face and stomach are anointed with a powder called picksels

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