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Parola

Etimo: parabole, parabola-parola
Sign: complesso di fonemi (e di relativi segni grafici) con il quale l’essere umano si esprime

Le parole hanno dei limiti. O meglio, le parole sono dei limiti.
Ma andiamo con ordine.

Parola arriva dal greco parabole, più nota a noi come la parabola cristiana.
L’origine del termine che noi usiamo così frequentemente e in molti e diversi contesti (abbiamo già giocato con le “parole” nel primo post di questa rubrica) arriva dalle parabole. Anticamente le parabole servivano a chiarire attraverso il confronto (il verbo greco “paraballo” vuol dire confrontare) un argomento complesso avvicinandolo a uno più chiaro e noto. In epoca cristiana le parabole erano racconti di storie immaginarie ma potenzialmente reali che avevano lo scopo di evidenziare un insegnamento, una verità.

Le parabole insomma erano insiemi di parole che avevano l’intento di dimostrare/spiegare/raccontare altro rispetto a loro stesse.

Bizzarra origine per quello che noi riteniamo il miglior strumento di comunicazione a nostra disposizione.
Che lo dichiariamo o no cerchiamo sempre di ridurre tutto a parole (e non che questo non sia importante o non vada bene) ma non è sufficiente.

Quando un pensiero, che è illimitato e infinito per sua natura, si concretizza in una parola accade che lo stesso pensiero venga limitato all’interno di segni (grafici o fonetici). La parola è quindi quello strumento di estrema sintesi che ci permette di dare una prima dimensione reale al pensiero. In questa trasformazione l’infinito resta solo nell’immaginario, la parola limita ciò che il pensiero poteva espandere, perchè lo riduce ai minimi termini. Questa contrazione è in grado comunque di un’azione potente: l’immaginazione.

La parola limita, si, ma contemporaneamente evoca, fa immaginare: limita il reale  per illimitare l’irreale.
Ed è così che le parole muovono le persone alle azioni, le azioni creano esperienza che è in grado di ricreare pensieri e quindi altre parole dando vita ad un eterno ed infinito ciclo creativo.

Le parole sono dei limiti, si, ma è bene guardare questi limiti come qualcosa oltre il quale spingersi, ogni tanto; in questo senso, andando oltre al limite delle parole, entriamo nel ciclo creativo dove tutto è possibile.

E con questa affermazione espandiamo il potere creativo della parola oltre il suo limite fino a voi maqualidesigner! Buone parole per tutti!

Disegno/Design

Etimo: de, di + signum, segno
Sign: rappresentazione per mezzo di segni

Due elementi: la preposizione di e la parola segno.
Sconvolgendo l’ordine partiamo dalla seconda, andiamo subito a segno.
La semiotica definisce i segni come “qualcosa che sta per qualcos’altro, a qualcuno in qualche modo”, definizione articolata che ci introduce la vastità che si racchiude dentro a questo termine.

Quello su cui ci interessa riflettere è che con i segni lasciamo il segno e questo segno cade, si dilata e prende spazio in un sistema complesso di interazioni/interpretazioni/valori in cui agiscono soggetti/oggetti diversi in contesti/situazioni diverse.

La preposizione “di” ci introduce il fatto che stiamo utilizzando i segni come mezzo o come materia o come stato in luogo o come il fine di qualcosa.
I segni diventano disegni in quanto rappresentazioni (già visibili o ancora mentali) di espressioni di messaggi fatti “
matericamente” di segni.

La complessità dell’origine di questa parola e delle numerose sfaccettarure dei termini che la compongono ci conforta sul perchè la figura del designer (disegnatore in senso lato) sia ancora così nebulosa, poco chiara e difficilmente definibile ancora oggi.

Ma noi non diamo segno di sconforto maqualidesigner e continuiamo ad andare a segno (o almeno ci proviamo) con i nostri di-segni-di-design!

 

 

Con il termine parola abbiamo creato molti modi di dire nella nostra lingua:
diamo la parola, siamo di parola, facciamo giri di parole e giochi di parole, a parole è tutto facile se sappiamo cosa si nasconde dentro alle parole.
Parliamo quindi delle nostre parole, giocando con la loro etimologia e con i loro significati, andiamo alla scoperta delle radici per rivalutare le parole che abbiamo adottato come mezzo di comunicazione tra di noi, che usiamo per esprimere chi siamo e quello che facciamo e mi raccomando facciamone parola con tutti quelli che incontriamo, che la nostra migliore pubblicità è il passaparola, non lasciamo queste parole al vento ma prendiamo la parola, parola per parola, e mettiamo una buona parola per IN-UNA-PAROLA, la nostra nuova maqualerubrica!

23rd DECEMBER TEGUMENTI and CORNJA JEWELS to give to: handmade lovers Scovate nel mercatino del Time In Jazz a Berchidda e ritrovate alla fiera dell'artigianato di Milano, queste due linee di gioielli (dietro cui ci sono rispettivamente Virginia e Sergio) partono dall'uso del caldo ottone per poi assumere forme e legarsi a materiali diversi. CORNJA è per gli amici architetti e designer, che come noi, si sono fatti fregare il cervello dalle geometrie. Linee nette colori saturi e legno di vecchie cornici. L'ottone di TEGUMENTI si fa invece sinuoso e si scontra armoniosamente con le sfumature di luce della seta, sempre dai colori molto decisi. Tanta roba. Bravi. Se volete contattarli e farvi un'idea del loro lavoro ecco i loro siti TEGUMENTI e CORNJA. In vendita presso Creativity oggetti a Torino

Arthur Beatrice – Midland – Working out
Super scoperta a Les Nuits 2014 Botanique, la band DAVVERO indipendente formatasi a Londra nel 2010.
Consiglio? Andate a vederli se avete l’occasione e ascoltate tutto il disco in attesa di quello nuovo. ah, no shuffle allowed!

“The band members created a unique path for themselves by running their own label, Open Assembly, and taking control of their own promotions and concert bookings. They attracted a fair amount of attention through word of mouth and through their social media channel.”

http://online-presence.info/

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